SCHEDA  DIDATTICA1 

Prof. Marianna D’Arienzo  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.  

BREVI NOTE SUL BOSCO DEL  

“PARCO URBANO DEI CAMALDOLI”

L’area boschiva del “Parco Urbano dei Camaldoli” si estende per circa 100 ettari ed è costituita da un  “castagneto ceduo” il cui utilizzo è cessato da qualche decennio. La sua origine antropica è indubbia.

L’introduzione del Castagno (Castanea sativa Mill.) nell’area è avvenuta in tempi remoti; essa è stata favorita da condizioni pedoclimatiche caratterizzate da suoli acidi, profondi e ben umidificati, di origine vulcanica, e da climi con caratteri di “mediterraneità” (precipitazioni relativamente abbondanti, con valori massimi in Novembre: 152 mm.;  minimi in Luglio: 24 mm.;  temperature medie mensili: valori max. in Luglio (24,0 °C)  e minimi in Gennaio (8.5°C). I dati climatici riportati sono relativi al periodo 1973-1992 (R. Motti, 1996).

La  ceduazione2 praticata per moltissimi anni allo scopo di produrre manufatti in legno (pali, paletti per il sostegno della Vite, cassette per frutta, ceste ecc.) utilizzati  nelle attività edilizie ed artigianali presenti nell’area flegrea, avrebbe causato la distruzione della flora originaria, di tipo mediterraneo, con conseguente diffusione del Castagno.

 

 

Oggi, nonostante la pressione antropica dovuta all’urbanizzazione delle aree adiacenti, il Bosco mostra un livello di “buona naturalità”; presenta, cioè, caratteristiche che lo rendono simile ad un popolamento naturale.  Ciò  è confermato  dalla ricchezza e varietà di specie  presenti e dalla relativa maturità e stabilità  che lo caratterizza come “biocenosi”.

Esso si presenta uniforme e compatto: il Castagno domina sulle altre specie.

Il sottobosco, invece, è più vario e complesso per la presenza di specie tipiche dei boschi appenninici meridionali  e  piante degli ambienti costieri.

Al Castagno si associano: il Leccio (Quercus  ilex L.), e la Roverella (Quercus pubescens Willd.), presenti nei siti in cui trovano condizioni di luminosità favorevoli al loro sviluppo;  qui  il Castagno tende a diradarsi. 

Si  osservano inoltre: Carpino bianco (Carpinus betulus L.); Carpino nero (Ostrya carpinifolia Scop.); Acero (Acer pseudoplatanus L.); rari esemplari di Ontano (Alnus cordata) (Loisel.) Desf., nei valloni ombreggiati ed umidi; Nocciolo(Corylus avellana L.); Euonymus europaeus L. (Berretta da prete), alberello dai vistosi frutti  quadrilobati  di colore rosso molto intenso; Olmo campestre (Ulmus minor Mill.).  Pungitopo (Ruscus aculeatus L.); Sambuco (Sambucus nigra L. e Sambucus ebulus L.); Ginestra odorosa (Spartium junceum L.); Ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius) (L.) Link; Erica (Erica arborea L.); Vesicaria (Colutea arborescens L.), dai legumi rigonfi, lucidi e di consistenza cartacea, sono solo alcuni degli arbusti presenti nel sottobosco .    

Le  specie erbacee sono molto numerose: Ranuncoli; Anemoni (Anemone apennina L.); Pervinca (Vinca minor L.); Ciclamino primaverile (Cyclamen  repandum Sm.);  Viole; Gigaro (Arum italicum Mill.); Aglio pendulo (Allium pendulinum Ten.);  Lampascione (Muscari comosum (L.) Mill.); ecc.,ecc..; insieme ad alcune belle  Orchidaceae (Orchis purpurea Huds; Dactyloriza maculata (L.) Soò; Cephalanthera longifolia(L.) Fritsch) ecc., offrono varietà di forme e colori durante il periodo primaverile, quando l’apparato fogliare dei Castagni  non  è  ancora completamente sviluppato. Si sono ancora osservate: Laureola (Daphne laureola L.); Elleboro (Helleborus foetidus L.); Stracciabraghe (Smilax  aspera L.); Clematide (Clematis vitalba L.); il Giaggiolo puzzolente(Iris foetidissima L.) dai caratteristici semi di colore rosso; Orobanche hederae Duby, specie parassita.

 La  fioritura del Ciclamino autunnale (Cyclamen hederifolium Alton) domina il paesaggio vegetale del sottobosco quando le foglie del Castagno iniziano ad ingiallire.

Tra le specie  endemiche  italiane:  Digitalis micrantha Roth, dai minuscoli fiori con corolla tubulosa  bianco gialliccia a forma di ditale; Linaria purpurea (L.) Miller, dai piccoli fiori di colore violetto.

Da sottolineare la presenza dell’ “ arbusto delle farfalle”,  “butterfly bush”,  Buddleja davidii Franchet, specie originaria della Cina, introdotta in Europa nel 1887; coltivata  nei giardini come pianta ornamentale, ha trovato ambiente particolarmente idoneo alla sua naturalizzazione  nell’area della  Collina dei Camaldoli. E’ specie arbustiva che fiorisce durante l’Estate. I  fiori, riuniti in infiorescenze cilindriche, hanno colore dal rosa al viola intenso; sono delicatamente profumati e vengono impollinati dalle farfalle, attratte  numerose dal nettare che essi  producono in grande quantità. 

Le numerose popolazioni di Edera (Hedera helix L.), specie rampicante  che spesso  vediamo abbarbicata ai tronchi degli alberi, sono sotto controllo da parte del personale tecnico del Parco con operazioni di contenimento e taglio.

Robinia (Robinia pseudoacacia L.); originaria del Nord America, introdotta in Europa nel 1600, è considerata specie infestante. Compare  sporadicamente solo in scarpate e radure marginali create artificialmente. Ciò è un’ulteriore conferma della  “naturalità” del bosco e della sostanziale  mancanza di disturbo al suo interno.   

A ridosso delle strade urbane che circondano il bosco è presente  una flora “ruderale di margine“; Chenopodio bianco (Chenopodium album L.); Amaranto americano (Amaranthus retroflexus L.); Verbena comune (Verbena officinalis L.); Eliotropio (Heliotropium europaeum L.); Erba morella (Solanum nigrum L); Parietaria (Parietaria diffusa M. e K.), sono solo alcune delle specie osservate.

Oggi le finalità di gestione del bosco sono rivolte innanzitutto alla sua tutela e conservazione.

Pertanto vengono adeguatamente monitorate le infezioni che causano il “cancro della corteccia del castagno”, dovute al fungo fitopatogeno Cryphonectria (Endotia) parasitica (Murr.) Barr.; la recente scoperta, in aree ristrette del bosco, del “Cinipede galligeno del Castagno” (Dryocosmus kuriphilusyatsumatsu), insetto Imenottero originario della Cina, è sotto controllo. Ci risulta che le ricerche sul parassita,  promosse dalla  Regione Campania, vengono condotte presso i laboratori della  Facoltà di Agraria dell’Università Federico II .

I programmi di gestione  prevedono anche una utilizzazione sempre più razionale delle aree destinate alla cittadinanza per fini ricreativi e di svago; nonché la creazione di  “siti  didattici” utilizzabili prevalentemente dalle  scolaresche.

1Il  dott. Fernando Ferranti, responsabile del Parco Urbano dei Camaldoli, mi ha fornito preziosi suggerimenti durante la compilazione della presente scheda. Lo ringrazio vivamente.

2Ceduazione : è una tecnica che consiste nel “taglio del bosco ceduo”. Il ceduo è un bosco le cui piante sono sottoposte a tagli periodici con turni di ceduazione più o meno lunghi. Una delle tecniche di ceduazione del Castagno è quella  effettuata con tagli ripetuti e ravvicinati nel tempo (6-7 anni) dei tronchi ad  altezza del suolo. Tale pratica favorisce la formazione di giovani germogli detti polloni da ognuno dei quali ha origine una nuova pianta.   

 

Bibliografia di riferimento:

Riccardo Motti. Il Bosco del Parco dei Camaldoli. (Aspetti floristici e vegetazionali). Annali di Botanica Vol. LIV. 1996.

WWF. Ricerche e progetti. Ente parco metropolitano delle Colline dei  Camaldoli. 2000.

S. Pignatti. Flora d’Italia. Edagricole. 1982.

 
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