Sentiero della ghiandaia
Sentiero "La Ghiandaia"

L’escursione lungo il sentiero “La Ghiandaia”, all’interno del Parco urbano dei Camaldoli è della durata di circa un’ora su un sentiero classificato come facile. Esso trae il suo nome dall’uccello della famiglia dei Corvidi che vive in ambienti boschivi cibandosi di ghiande: pur essendo non facile da avvistare se ne avverte la presenza dal suo verso gracchiante e rauco che mette in guardia gli abitanti del bosco dall’avvicinarsi di estranei, motivo per il quale è definita “sentinella del bosco”.

Nel 2008 un interessante laboratorio ambientale condotto in collaborazione con il Centro di Giustizia Minorile della Campania ha portato all’apertura del sentiero. Esso è stato realizzato avvalendosi peraltro delle tecniche dell’ingegneria naturalistica: sono infatti stati utilizzati materiali del bosco, quali pali di castagno per produrre staccionate e gradini. Proprio questo ne rappresenta una peculiarità.  Del resto negli intenti stessi dall’ente Parco vi è la conservazione del bosco, preservandolo dall’antropizzazione che nel passato ha modificato il profilo naturale dei Camaldoli, ben oltre i fenomeni più squisitamente atmosferici, quali il vento ed il “ruscellamento” delle acque piovane.

Attraverso l’accesso da via Sant’Ignazio di Loyola il lastricato in tufo piega a sinistra. Dopo pochi metri girando ancora a sinistra ci si trova nel sentiero che subito dà al visitatore l’idea della selva e della varietà che caratterizza il sottobosco dei Camaldoli. Costituito in prevalenza da pungitopo ed edera, dove l’ombreggiamento è garantito dalla copertura vegetale superiore, il sottobosco del sentiero vede comparire la ginestra, il rovo e la canna e altre specie che ricoprono il terreno nei punti più esposti all’illuminazione e dove si sta verificando il ripopolamento naturale. La pervinca, l’anemone, i muscari donano in primavera i toni del blu. La struttura del sottobosco che si offre agli occhi del visitatore é dunque varia e ricca, caratterizzata dalla presenza di piante tipiche della macchia mediterranea e dei rilievi appenninici. Si trovano ancora il corbezzolo, il sambuco, l’erica arborea, il cistus, la violetta ed il ciclamino, di cui il bosco è particolarmente ricco sia in autunno che in primavera . Oltre al castagno sono presenti poi altri alberi tipici degli ambienti boschivi appenninici, quali il nocciolo, il carpino bianco, il carpino nero, l’acero pseudoplatano ed il frassino. Quest’ultimo grazie alla disseminazione naturale, si sta conquistando sempre maggior spazio nel bosco.

Il sentiero “ La Ghiandaia” si riallaccia anche in basso al lastricato del Parco integrandosi dunque nella rete di sentieri del bosco. Come si è potuto facilmente constatare in occasione dell’escursione, la collina dei Camaldoli, di cui il Parco fa parte con i suoi 135 ettari di bosco, offre due aspetti diversi tra loro: il versante in cui ci troviamo è più dolce e ricoperto dal fitto bosco, mentre il versante opposto è  caratterizzato da rupi con rocce di tufo senza la presenza di vegetazione.

Una pratica diffusa tra i contadini, anche dei Camaldoli, era la ceduazione del castagno. Essa consisteva nel taglio periodico della pianta all’altezza del suolo (al colletto), così da favorire l’emissione di nuovi tronchi. La ceduazione era dunque così connaturata nella loro cultura tale da accettare come  binomio inscindibile bosco=pulito:  era pensiero comune dell’allora popolazione rurale dei Camaldoli che il bosco dovesse essere raso a zero. Con il mutato uso del bosco a parco urbano, esso viene lasciato al naturale, prova di ciò è che durante il sentiero si è soliti vedere alberi che una volta caduti sono stati coperti da una soffice vegetazione di edera.

 


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