Sentiero di Soccavo
Escursione da Soccavo

L’escursione da Soccavo all’Area Botanica può connotarsi di molteplici contenuti: da quelli geologico-naturalistici a quelli storico-antropologici.

Partendo dalla chiesa di S. Maria delle Grazie un primo percorso attraversa il vecchio borgo rurale di Casalesio percorrendo la via Contieri, un antico alveo torrentizio già indicato nella carta del Duca di Noja del 1775. Le prime notizie storiche sul borgo tuttavia risalgono agli inizi del XVII secolo quando era abitato dalla famiglia D’Alessio da cui deriverà il toponimo Casalesio (come contrazione di “case di D’Alessio”).

Nonostante il degrado generalizzato, le superfetazioni e gli abusi edilizi è possibile ancora oggi in un paio di antiche masserie osservare la struttura originaria con un piano terra adibito ai servizi (cellaio, stalla, forno, depositi di attrezzi, fienile, etc.) e il piano superiore abitato. Normalmente tali strutture erano dotate di due ingressi, ancora oggi visibili, uno dalla strada principale di accesso e l’altro che dava sui campi.

Si visita una di queste masserie, quella della famiglia Postiglione in particolare, prima di cominciare il percorso nei campi coltivati dalla stessa famiglia, l’agrumeto e i filari del vigneto di falanghina dei Campi Flegrei lungo i terrazzamenti che si inerpicano su per la collina.

È a questo punto che questo primo sentiero si incrocia con un  secondo che proviene dalla zona del Verdolino a cui si può giungere sempre partendo dalla chiesa di S. Marie delle Grazie. Questo sentiero ha una forte connotazione geologica passando in prossimità delle cave di tufo e di piperno già utilizzate in epoca romana e a cui si deve il toponimo stesso di Soccavo da sub-cava appunto. Si osserva una spettacolare parete di “breccia museo” e la profonda forra del “Vallone del Verdolino” che taglia in due la collina di Camaldoli, luogo di particolare pregio geologico potendosi osservare a cielo aperto le stratificazioni di circa 39.000 anni di eruzioni dei Campi Flegrei: dall’ignimbrite campana al tufo giallo napoletano.

Dall’anzidetto punto di intersezione dei due sentieri ci si inerpica lungo la collina superando circa 350-400mt. di dislivello dei complessivi 458mt. Altezza massima di Camaldoli. Dopo i campi coltivati si attraversa una fittissima macchia mediterranea tagliata dal sentiero manutenuto dall’Associazione Agrifoglio, c’è quindi la possibilità di molteplici osservazioni naturalistico-botaniche persino diversi tipi di orchidee spontanee.

Si giunge infine all’Area Botanica con ulteriori possibilità di arricchire la visita botanica con le piante messe a dimora dall’Associazione e che, probabilmente a causa dei ripetuti incendi degli anni addietro, non erano più presenti nella zona (corbezzolo, mirto, lentisco, ginepro, etc.), oltre alle numerose specie di piante officinali piantumate.

È possibile inoltre dai vari punti di osservazione attrezzati dall’Associazione scorgere le diverse specie di rapaci che nidificano nei costoni tufacei della collina (falco pellegrino, gheppi, poiane, sparvieri), o organizzare la suggestiva attività di inanellamento degli uccelli stanziali e di passo che privilegiano la collina.

 


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